M&A Mania

Marta Fracas Mercati Finanziari Leave a Comment

Il 2015 verrà ricordato anche per essere stato l’anno di un particolare primato: Il boom di M&A.
Il numero di fusioni e acquisizioni ad oggi ha toccato quota 1.500 miliardi con un totale di offerte superiore a 11 mila e secondo recenti stime è destinato a decollare ulteriormente entro la fine dell’anno per conquistare la vetta da capogiro dei 3 mila miliardi.
Tuttavia, ripercorrendo indietro la linea del tempo, si nota una ricorrente quanto sconcertante coincidenza che lega inscindibilmente il suo destino a quello dei momenti di picco di fusioni e acquisizioni avvenuti in passato.
Maggio 2007, record di 226 miliardi di dollari. Solo qualche mese dopo il crollo di Wall Street.
Gennaio 2000, ben 213 miliardi in M&A in concomitanza con l’imminente scoppio della bolla Internet.
Oggi, 243 miliardi di dollari totalizzati solo a maggio 2015.

Cosa dobbiamo aspettarci?

Niente paura questa volta solo il 10% delle operazioni di M&A è stato finanziato con azioni mentre il 39% è stato pagato direttamente in contanti.

Al tempo della bolla High Tech oltre il 67% delle operazioni si basava solo su azioni senza una base liquida. Come mai oggi si predilige il contante? Ebbene il movente si può individuare nell’ingente quantità di liquidità in circolo, tale da permettere alle aziende di indebitarsi a tassi irrisori, pari alla metà di quelli del 2007. Inoltre, lo stallo dell’economia reale obbliga a ricercare una via alternativa percorribile per la crescita e attualmente quella di fusioni e acquisizioni parrebbe essere la più redditizia.

Quali i settori principalmente coinvolti da questa “smania da M&A”?

Senza dubbio le telecomunicazioni, l’ambito technology, e già in fase di consolidamento l’industria energetica.
La rivoluzione tecnologica in atto non lascia scampo ai “piccoli pesci” e richiede particolari dimensioni ed influenza per riuscire a sopravvivere su un mercato così competitivo.

L’intenso processo di aggregazione fra le industrie del ramo petrolifero non risulta casuale. Solo per citare l’operazione più eclatante, l’acquisizione della britannica British Gas da parte dell’anglo-olandese Shell ha prodotto un giro di affari di circa 70 miliardi. Nulla di sorprendente, la crisi dei prezzi degli idrocarburi ha dato avvio alla “solita fase di consolidamento” che segue ogni periodo prolungato di discesa dei prezzi. L’eccessiva fiducia nel mantenimento dei prezzi alti di greggio e gas si è rivelata mal riposta: gli investimenti compiuti hanno solamente bruciato cassa e portato molte grandi compagnie a tentare una maldestra razionalizzazione dei costi mediante tagli delle funzioni, degli investimenti in risorse umane, tecnologia e innovazione, nonché a orientarsi sull’outsourcing per quasi il 75% dei processi, assegnati a società di servizi.

La situazione attuale dovrebbe persistere almeno fino al 2017, anche nell’ipotesi in cui la Fed dovesse aumentare i tassi. Standard & Poor’s prevede che in quel caso il tasso di default delle aziende a basso rating aumenterà di un punto percentuale (da 1,8% a 2,8%) intorno a Marzo 2016.

Nel frattempo, specialmente in Italia, si riscontra un decisivo aumento di fusioni e acquisizioni tra piccole e medie imprese, che combinato con i bassi tassi, produce un effetto stimolante nei confronti della domanda di credito e della crescita dell’internazionalizzazione. Tuttavia malgrado la convergenza positiva e la capacità di orientare all’estero i flussi di merci prodotte in Italia, permane un grave deficit nell’ attrazione degli investimenti e dei capitali stranieri e il Belpaese non riesce ancora a scalare la classifica nella corsa allo sviluppo.

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About the Author
Marta Fracas

Marta Fracas

Marta Fracas è studentessa del Corso di Laurea in Economia Aziendale e Management all'Università Bocconi. Coltiva da sempre la passione per il giornalismo che ha portato avanti con la partecipazione attiva ai Giornali scolastici del Liceo e dell'Università. Nutre particolare ammirazione e interesse per la cultura e la lingua tedesca ed è incline a vivere esperienze internazionali. Per la sua voglia di sperimentare è alla continua ricerca di nuovi stimoli professionali e personali.

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