L’oro italiano: l’export dell’industria della pasta

Marcello Maranzana Aziende

Lo slogan di Expo è “food is life, all’inizio della seconda settimana dalla sua apertura anche noi abbiamo deciso di cominciare a parlarne. Il tema scelto è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

L’orgoglio pienamente italiano non manca: Pizza e Pasta, that’s Amore! è la mission del Palazzo ispirato ad una “foresta urbana”. Sono dunque questi due prodotti che ci rappresenteranno durante questo evento. La pizza, il prodotto più conosciuto della gastronomia italiana, non poteva mancare.
Ma in questi giorni siamo fieri, in particolare, per il rilevante ruolo che è stato affidato alle paste alimentari. Da oggi lo sarete anche voi.

Ismea, dopo aver affrontato uno studio approfondito sul Cereals Price Index, ha dedotto che negli ultimi anni le quotazioni dei cereali sono caratterizzate da una notevole volatilità e che l’andamento delle quotazioni nazionali sono in linea con i prezzi mondiali. Il focus è sul frumento duro che aveva raggiunto lo scorso Ottobre il valore medio mensile di 307,89 euro/t considerando una differenza annuale del +28,2%. Rispetto alla campagna di commercializzazione 2007/2008, comunque, Ottobre 2014 ha conosciuto un prezzo medio inferiore del 30%.

Ad ogni modo, secondo un’analisi della Coldiretti, le esportazioni di pasta campana sono salite nel 2014 a 418 milioni di euro (7% del valore dell’export del mercato agroalimentare) con un incremento del 12% rispetto al 2013 che già rifletteva un aumento del 27%. Oggi, questo segmento del Made in Italy supera 2 milioni di tonnellate, nonché 2,2 miliardi di euro.
L’export, che supera il consumo interno, ha assistito ad una crescita media di 2,3 punti percentuali all’anno a partire dal 2001.

A chi è rivolta maggiormente questo tipo di esportazione? Secondo l’Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare chi assorbe il maggior quantitativo della produzione nazionale in tali termini sono Germania, Francia e Regno Unito (46%) con forte rilevanza per quest’ultimo che nel 2014 ha incrementato del 10% le sue importazioni. Per quanto riguarda invece le regioni sempre più promettenti possiamo considerare in primis la Cina che ha incrementato gli acquisti del 40% nel 2014.

Analizzando i dati di Federalimentare potremmo classificare la pasta al quarto posto dell’export Made in Italy. In effetti, la medaglia d’oro in termini di volumi, con un controvalore di 5.523 milioni di euro, spetta al settore enologico con un livello di esportazione in aumento del 1.1%. Il dolciario si classica al secondo posto e la medaglia di bronzo è per latte e formaggi. Abbiamo poi la nostra pasta, il cui leader all’interno del mercato resta Barilla che a febbraio ha esteso a volume del 19%.

Barilla

De Cecco

Di Vella

Cosa vince? La qualità. Partendo dallo studio di IRI, leader nella distribuzione di informazioni sui mercati del Largo Consumo, osserviamo il cambiamento dello stile di vita delle persone: case meno grandi, meno tempo, maggior interesse verso prodotti tradizionali e verso il fattore prezzo.
In genere, gli italiani si fanno guidare comunque anche dalla qualità oltre che dal prezzo. Il contenimento della spesa, attraverso una maggiore attenzione alle promozioni, non si traduce in un impoverimento del value for money.
La competitività, possiamo dire, non sta quindi solo nel prezzo, ma anche e sopratutto nella qualità che si auspica possa diventare sempre più una vera e propria leva di marketing.
La comunicazione efficace e l’innovazione di prodotto sono delle strategie fondamentali che premiano le aziende all’avanguardia in questo senso.

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