L’India cede il passo?

Laura Oliva Paesi Leave a Comment

L’India, la terza più grande economia asiatica, è ancora una fonte di ricchezza e di opportunità commerciali? L’India è ancora considerato il paese che crescerà più della Cina?

Il quadro non è chiaro. La crescita indiana è attesa in diminuzione al minimo da tre anni a questa parte: 6,9% nel 2011-12 rispetto all‘8,4% di un anno fa.

I principali motivi della diminuzione della crescita sono gli alti tassi di interesse e i costi delle materie prime. I tassi sono cresciuti fino a livelli record perchè la banca centrale ha aumentato i tassi ufficiali per ben 13 volte da Marzo 2010 per combattere l’inflazione. L’inflazione ha contribuito all’aumento delle materie prime fino a prezzi record che sono un problema anche in Cina. L’aumento dei tassi di interesse ha reso il credito più costoso e ha danneggiato le attività di investimento.

Il problema dell’India non è la crescita, è la sfida di crescere più del 9% all’anno. Le preoccupazioni indiane sono la mancanza di politiche economiche adeguate.

Il governo è impegnato sul fronte delle riforme per il consolidamento economico, in particolare sta promuovendo la raccolta di consensi per facilitare gli investimenti esteri.

Il percorso individuato è la liberalizzazione del mercato per attirare investitori da tutto il mondo.I principali obiettivi sono il settore del commercio e quello dei servizi finanziari.

Il commercio in India è stato oggetto di diversi dibattiti negli ultimi mesi da quando il governo ha tentato di aprire l’ultimo grande mercato non accessibile al mondo.

Ma le opposizioni hanno denunciato il tentativo per salvaguardare i piccoli e indipendenti supermercati interni e hanno fermato il progetto di legge. Al contrario, il governo è riuscito ad autorizzare per la prima volta l’accesso diretto degli investitori privati esteri al mercato azionario indiano.

La maggior parte della popolazione indiana è in giovane età e inoltre l’India è il secondo più grande paese di madrelingua inglese: queste caratteristiche sono un vantaggio considerevole sulla Cina. La popolazione nella fascia tra i 40 e i 64 anni è considerata la più attiva nei consumi. In questo gruppo l’India aggiungerà circa 68 milioni di persone nei prossimi dieci anni e ancora 59 milioni nel decennio seguente*. Questa fascia di età è caratterizzata da alti consumi di beni durevoli, di prodotti lifestyle come salute, viaggi e turismo e di beni di lusso. Tutti prodotti ad alta redditività.

Tuttavia ci sono importanti segnali discordanti. Il livello di educazione è una variabile critica per garantire l’aumento della produttività della forza lavoro. La percentuale della popolazione che termina gli studi secondari è ora al 13%, rispetto alla Cina dove la percentuale arriva al 60%*. La percentuale di analfabeti è un allarmante 30% rispetto al 7% della Cina. L’India rimane leader globale nel mercato dell’outsourcing che include sia i programmi software sia i call center, ma il suo primato sta cedendo. La tendenza è dominata dalla convinzione tra le principali aziende occidentali che i loro clienti siano serviti meglio da call center maggiormente familiari con la loro cultura e il loro linguaggio.

Per mantenere il trend di crescita attuale, i legislatori sono obbligati ad affrontare immediatamente il tema delle riforme. In particolare: scuola, ulteriori liberalizzazioni del mercato e anche infrastrutture sono i principali temi che porteranno allo sviluppo del paese.

Siamo in attesa di vedere se il governo guidato da Singh del partito Congress, è in grado di attuare i progetti di liberalizzazione. Il suo mandato scade nel 2014, ha quindi abbastanza tempo a disposizione per le riforme e per attirare investimenti.

(*): CFA India Investment Conference February 2012 Mumbay.

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