Le previsioni sulla Crescita Mondiale tra vecchi fantasmi e nuovi scorci

Marta Fracas Paesi

All’alba 2016 è possibile redigere un bilancio dell’anno passato nonché provare ad abbozzare un “oroscopo” per quello a venire.
L’ultimo rapporto della Banca Mondiale, il World Economic Prospect 2016 (*), intesse in proposito una tela completa dei motivi ricorrenti che hanno caratterizzato la sfera economica dell’ultimo periodo e quelli che iniziano a imporsi con forza in vista del prossimo.
Ma andiamo con ordine e iniziamo dal PRIMA.
Com’è andato il 2015? La crescita mondiale ha inserito una “marcia più bassa”, rallentando il ritmo e registrando appena 2.4 punti percentuali rispetto ai 2.6 del 2014.

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Numerosi gli ostacoli a rendere più irta la salita: le performance deludenti dei paesi in via di sviluppo riflettono una stagnazione del commercio internazionale che sembra aver perso vigore proprio a causa dell’improvviso indebolimento delle prestazioni del suo principale “motore”.
Sullo sfondo di un contesto dominato dalla parola “incertezza” il prezzo delle commodity ha continuato a scendere. In particolare le quotazioni mondiali del petrolio hanno subito un drastico calo legato in prima istanza alla sovrapproduzione dei paesi OPEC e alla discesa della domanda mondiale, a sua volta da inputare ai numerosi avvenimenti geopolitici, nonché all’incremento della produzione di shale oil degli Stati Uniti.
Una forte volatilità ha caratterizzato i mercati finanziari globali e le condizioni di liquidità sono divenute più fragili così da indurre le politiche monetarie delle maggiori Banche Centrali a prendere direzioni divergenti. Ulteriori “imprevisti” hanno colto di sorpresa la scena mondiale: l’improvvisa correzione dei prezzi azionari cinesi a poca distanza dalla crisi del debito greca ha infiammato un’estate già piuttosto calda. Tali scossoni hanno portato il VIX Index of stock-market volatility, considerato un’approssimazione dell’avversione globale al rischio, ai livelli nell’Area Euro registrati nel 2011-2012. Malgrado non vi sia stato alcun episodio di tagli del credito, le turbolenze del mercato estivo hanno causato un forte sell-off delle attività di sviluppo e un calo degli afflussi di capitale per le economie di molti Paesi. Quasi la metà dei 20 principali mercati azionari dei Paesi in via di sviluppo hanno registrato cali del 20% o più. Da Luglio 2015 lo spread sui debiti sovrani è cresciuto di 45 punti base in particolare tra i Paesi esportatori di materi prime quali Africa, America Latina e Asia. Ad ottobre la situazione sembrava essersi riconsolidata e numerose valute sono addirittura riuscite a recuperare le proprie perdite sul dollaro statunitense.
Sul fronte degli scambi di merci globali, si è assistito, nella prima metà del 2015, a una contrazione, per la prima volta dopo il 2009, dovuta al calo della domanda di importazioni da parte dei Paesi emergenti (che ora rappresenta metà della domanda mondiale). Tra i principali fattori responsabili vi sono il calo del PIL del Brasile e della Russia, il deprezzamento di numerose valute nonché la stabilizzazione della catena del valore, compensata parzialmente dalla pur timida crescita della stessa negli Stati Uniti e in Europa.

Le note positive provengono proprio dagli “anziani” del gruppo, le maggiori economie mondiali come gli Stati Uniti hanno beneficiato di una consistente domanda domestica, favorita dalle buone condizioni del mercato del lavoro. Allo stesso modo il Vecchio Continente ha registrato numeri decrescenti per il dato disoccupazione e una crescita nell’erogazione del credito, tutti effetti positivi in parte legati ai postumi del deprezzamento dell’Euro. Per il 2015 la crescita stimata dell’1,5% dovrebbe trovare conferma e in particolare si segnala una ripresa in Spagna ma ancora performance deludenti in Germania e un persistente ritardo per Italia e Francia. I consumi e gli investimenti sono stati rinvigoriti dai bassi prezzi del petrolio e dalle favorevoli condizioni finanziarie.

Ma guardiamo AVANTI.

Il 2016 sembrerebbe prospettare orizzonti alquanto più rosei: si prevede una timida crescita globale del 2,9% che potrebbe raggiungere il 3,1% nel 2017-2018.
La Cina dovrebbe “riprendere colorito” riequilibrando il proprio stato di salute grazie a un’economia fortemente incentrata sui servizi, mentre il ciclo di inasprimento della politica monetaria negli Usa procederà senza eccessive turbolenze.
Al termine del 2015, gli indici sui prezzi delle commodity di tre Banche Mondiali hanno registrato un calo dei prezzi di energia, materie prime e metalli di quasi il 45% rispetto ai picchi raggiunti dalle stesse nel 2011. L’accordo con la Repubblica islamica dell’Iran per il suo programma nucleare potrebbe fornire una spinta alle sue esportazioni di petrolio. Il forte andamento climatico di El Niño potrebbe influenzare numerosi mercati locali, ma è improbabile che abbia importanti effetti sui prezzi dei prodotti alimentari. Consumi e investimenti risentiranno positivamente della riduzione del prezzo dell’energia e dovrebbero permettere un recupero anche da parte dei paesi emergenti.

Tali previsioni ottimistiche potrebbero essere in parte compromesse da fattori quali improvvise turbolenze nei mercati finanziari, repentini cambi degli oneri finanziari o persistenti condizioni di vulnerabilità geopolitica ed economica di alcuni paesi.

WEO IMF future growth

In particolare sono associate conseguenze rilevanti a un eventuale “affaticamento” dei BRICS: un punto percentuale di flessione nella crescita delle economie di questi paesi comporterebbe una riduzione della crescita nel corso degli anni seguenti di 0,8 punti percentuali in altri mercati emergenti, di 1,5 punti percentuali nei mercati di frontiera, e di 0,4 punti percentuali per l’economia globale. Le ricadute potrebbero essere anche più disastrose se il rallentamento della crescita dei BRICS fosse combinato con turbolenze nei mercati finanziari.

Insomma difficile armonizzare le mille sfumature economiche di questo 2015, non resta che lasciare spazio a le altrettanto mille e complicate prospettive del 2016.

IMF outook jan 2016


(*): http://www.worldbank.org/en/publication/global-economic-prospects

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About the Author
Marta Fracas

Marta Fracas

Marta Fracas è studentessa del Corso di Laurea in Economia Aziendale e Management all'Università Bocconi. Coltiva da sempre la passione per il giornalismo che ha portato avanti con la partecipazione attiva ai Giornali scolastici del Liceo e dell'Università. Nutre particolare ammirazione e interesse per la cultura e la lingua tedesca ed è incline a vivere esperienze internazionali. Per la sua voglia di sperimentare è alla continua ricerca di nuovi stimoli professionali e personali.

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