Innovazione & Tecnologie Fintech: un Robo Advisor per tutti

Marta Fracas Mercati Finanziari

Cosa si intravede nella sfera di cristallo sul futuro del Fintech? Si potrebbe obiettare che questa parola sia già sinonimo di innovazione e futuro, ma ciò non significa essere già pervenuti ad un traguardo.
Il fatto è che la cosiddetta Digital Disruption sta dimostrando quanto risulti precaria la condizione delle innovazioni portate sul mercato, in grado di soddisfare solo per un breve periodo i clienti, per poi essere rapidamente declassate a grado di obsolescenza. D’altronde le leggi del mercato sono chiare: Chi non è in grado di innovarsi in breve tempo viene escluso dal gioco competitivo.

Tuttavia la formulazione di alcune previsioni non risulta poi così aleatoria se tenuti in considerazione i principali trend, palesatisi sul mercato con forza negli ultimi anni.

La percentuale di anziani aumenterà vorticosamente (si stima una crescita del 2,8% all’anno tra il 2025 e il 2030) fino a raggiungere quota 21% sul totale della popolazione globale nel 2050. Questo significa che sarà necessario soddisfare le esigenze di una clientela più restia ai radicali mutamenti tecnologici e finanziari. In tale contesto si inserirà come requisito irrinunciabile la semplicità, paradossalmente la sfida più complicata da realizzare. Strumenti facili da utilizzare e soprattutto affidabili costituiranno il target qualitativo a cui i Paesi economicamente avanzati dovranno mirare.
Al contrario entreranno prepotentemente sulla scena mondiale i Paesi in via di sviluppo, per i quali sarà necessario sviluppare soluzioni apposite fondate su paradigmi di convenienza ed efficacia, atte a supportare la crescita di nuove entità con esigenze del tutto differenti rispetto a quelle dei clienti attuali. Ulteriore dato di fatto si riscontra nella crescita della classe media che, si prevede tra il 2010 e il 2040, sia destinata a crescere del 180%. Ciò potrebbe significare disponibilità di maggiori risorse da investire, ma in questo caso l’equazione “popolazione più ricca=maggiori investimenti” potrebbe non reggere. Troppe le variabili in grado di influenzare tale uguaglianza, a cominciare dall’infinita distesa di strumenti finanziari sbocciati sul mercato negli ultimi anni.

Le sorti del settore finanziario tuttavia, si fondano in prima istanza su un segmento preciso di popolazione, finora piuttosto trascurato perché privo di grandi risparmi o somme da investire: la Generazione Digitale, Millenials, Generazione Y, o in qualsiasi altro modo li si voglia chiamare. Volendo trovare una definizione ancora più calzante è sufficiente fare uso degli attributi che meglio li caratterizzano: Generazione del Fai da Te e del Risparmio.
La maggioranza degli acquisti compiuti dai Millenials avviene online, dopo un’attenta valutazione e comparazione delle offerte, che indica una superiore consapevolezza dell’acquisto e una certa attenzione al portafoglio.

In particolare, sono le motivazione dell’acquisto ad essere cambiate significativamente: Il prodotto incarna l’identità dell’acquirente e la sua scelta, oltre a essere dettata da motivi di convenienza, porta a definirne la personalità e il gruppo di appartenenza.

Per le decisioni di carattere finanziario, sorprendentemente, è raro l’utilizzo di supporti online, ma oltre il 50% confida nei genitori. Tuttavia tale scelta è spesso motivata dal fatto che non viene rilevata la presenza di prodotti finanziari specificatamente dedicati alle esigenze di tale segmento di clienti.
Come risolvere tale gap nell’offerta per una vasto target strategico di clienti che risulta chiaramente insoddisfatto della proposizione di prodotti disponibile? Qui emerge il nodo cruciale del problema: i Millenials non vogliono più subire strumenti finanziari sterili e preconfezionati, ma partecipare attivamente alla loro costruzione, nonché al loro utilizzo. Vogliono controllare il loro andamento, confrontarsi con essi in modo interattivo e comprendere le dinamiche sottostanti al sistema.

La strategia per un sevizio finanziario vincente dovrebbe quindi fungere da denominatore comune in grado di soddisfare tutte queste esigenze. La risposta potrebbe risiedere nella parola chiave: Personalizzazione.
La Personalizzazione come pietra angolare del sistema non risulta semplice da implementare, tutt’altro. In prima istanza, costa. Inoltre non garantisce sempre quell’affidabilità di cui l’investitore vorrebbe poter disporre.
Servirebbe proprio un servizio dalla sensibilità umana ma con le capacità razionalizzatrici di una macchina. E così è nato: Robo Advisor.
Grandi gruppi come Black Rock hanno già deciso di investire in tali “consulenti” digitali che permetteranno alti livelli di personalizzazione e di soddisfazione del cliente con una spesa pari a un terzo rispetto a quella per un consulente umano. Saranno sufficienti solo un limitato numero di domande sul profilo degli investitori, le preferenze di investimento e il grado di rischio che intendono sopportare, per costruire un portafoglio ricco, variegato e fruttuoso. Principali fattori critici di successo, che permetterebbero uno sviluppo di lungo termine di queste tecnologie, sono la semplicità d’uso e i bassi costi. A tal proposito, critiche sono sorte in merito proprio all’”eccessiva semplicità” o passività di questi metodi di investimento, che potrebbero si venire incontro ad una clientela giovane ma non accontentare le sofisticate esigenze di grandi investitori affermati dai portafogli complessi. Ebbene i robo advisors risulteranno tuttavia appetibili anche a questa categoria grazie alle tecnologie sempre più avanzate di personalizzazione, nonché alla forte riduzione degli oneri fiscali.
In particolare cosa fanno i robo advisors? Offrono servizi di rilevazione del profilo di rischio, raccomandazioni per l’assegnazione di risorse, monitoraggio basato sul sistema della strategia d’investimento e il contatto attivo con situazioni di mercato eccezionali. Potranno cambiare radicalmente le necessità di investimento e le condizioni di mercato, ma i robo advisors saranno perfettamente in grado di adattarvisi e rispondere con flessibilità ed efficienza alle nuove sfide del mercato finanziario.

Insomma la formula vincente del “robot consulente” risiederebbe nello sfruttamento di un vuoto nel mercato del wealth management che gli istituti finanziari non sono stati più in grado di colmare.
A questo punto si potrebbe riformulare la domanda iniziale in: Cosa si vede nella sfera di cristallo dei robo advisors?

Secondo il report redatto dalla società di consulenza AT Kearney, entro il 2020 i robo advisors gestiranno circa duemila miliardi di dollari negli Stati Uniti e controlleranno il 5,6% del patrimonio di investimento degli americani, che allo stato attuale è pari allo 0,5%.
La domanda cruciale alla fine sarà: meglio un algoritmo o un essere umano? Forse, in fin dei conti, c’è posto per entrambi.


N.d.R. MoneyFarm, un robo advisor Italiano, secondo il Sole 24 ore dell’11 dicembre 2015, ha 50.000 utenti attivi e cresce del 20% al mese.

 

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About the Author

Marta Fracas

Marta Fracas è studentessa del Corso di Laurea in Economia Aziendale e Management all'Università Bocconi. Coltiva da sempre la passione per il giornalismo che ha portato avanti con la partecipazione attiva ai Giornali scolastici del Liceo e dell'Università. Nutre particolare ammirazione e interesse per la cultura e la lingua tedesca ed è incline a vivere esperienze internazionali. Per la sua voglia di sperimentare è alla continua ricerca di nuovi stimoli professionali e personali.

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