In Cina l’edilizia è una opportunità

Fabio Liberali Paesi

La maggior parte degli analisti concorda sul fatto che la Cina diventerà la prima potenza economica del mondo. Il dubbio è solo sul “quando”.

Oggi le stime del Fondo Monetario Internazionale, la pongono al secondo posto dietro gli USA (al terzo invece considerando anche l’Area Euro). Invece, secondo lo studio dell’International Comparison Program (ICP) della Banca Mondiale, la Cina diverrà la prima economia del mondo (Parità Poteri Acquisto) entro la fine del 2014, scavalcando gli USA; l’India invece salirà al terzo posto, davanti a Giappone, Germania, Russia, Brasile, Indonesia, Messico e Regno Unito. Per la cronaca, l’Italia scivolerà all’11°.

L’economia

Jean-Marie Colombani (ex direttore di Le Monde) sostiene che si tratta di “un ritorno alla normalità, visto che fino alla metà del XVII secolo, la Cina era la potenza più ricca e civilizzata del pianeta”. Secondo la sua analisi, il XIX secolo fu il secolo dell’umiliazione, il XX (con Mao e poi soprattutto con Den Xiaoping) quello della ricostruzione, mentre il XXI sarà il secolo del dominio cinese. “La Cina non è forse il primo creditore degli USA? (…) In realtà potrebbe rivelarsi un colosso dai piedi d’argilla (…) perché la sua solidità economica potrebbe, a breve o a medio termine, vacillare. Effettivamente, all’inizio del secolo aveva bisogno di prendere in prestito uno yuan per creare uno yuan di prodotto. Oggi per ottenere lo stesso risultato ne deve prendere in prestito quattro. In altre parole, la crescita del debito rischia di essere eccessiva e non produttiva (…) Un altro elemento che rende fragile la Cina è rappresentato dalle enormi disparità che continuano a esistere fra le città e le campagne, fra maggioranze e minoranze, fra l’interno e le coste, fra ricchi e poveri”.

Colombani chiude dicendo che “L’era cinese non è scritta negli astri. L’affermazione della Cina rimarrà salutare per il resto del mondo se il Paese avrà la saggezza di restare una potenza economica aperta e attenta all’equilibrio mondiale”.

Nel suo libro, Shaun Rein (fondatore del China Market Research Group) sostiene che la Cina sta perdendo il suo vantaggio competitivo come fornitore di lavoro a basso costo e che chi opera nel paese deve prepararsi a questo nuovo scenario: l’incremento dei costi (in particolare quelli del lavoro e immobiliari) sta spingendo le imprese a riqualificare i proprii prodotti e servizi. Rein osserva che le imprese che producono beni più buon mercato e a minor valore aggiunto, vedono i loro margini assottigliarsi e stanno perciò chiudendo oppure trasferendo la produzione verso aree meno costose, nel sudest asiatico, come Vietnam o Indonesia. Per esempio, venti anni fa, il salario medio in Thailandia era 2,3 volte quello cinese; dal 2012, la situazione si è rovesciata e ora è il 70%. Secondo il National Bureau of Statistic of China, il salario medio nell’Est del paese (la fascia costiera) è di 2.693 yuan al mese (circa €321), contro i 2.534 (€302) delle Aree Centrali e i 2.551 (€304) delle Aree Occidentali. Tuttavia, Rein prevede una rapida crescita degli investimenti diretti esteri in entrata (IDE) verso i settori a maggiore valore aggiunto, come quello delle tecnologie verdi.

Il Governo cinese è infatti preoccupato dei livelli di inquinamento del Paese e sulla mancanza d’acqua e ha anche concentrato la sua attenzione sui temi in questione. Secondo il Centro di ricerca per lo sviluppo del Consiglio di stato “Il gap di formazione della Cina potrebbe far deragliare lo sviluppo economico. Rimediare a questa situazione è strategicamente importante se il Paese vuole abbandonare il ruolo di ‘fabbrica del mondo’ e crescere sulla strada di un maggior valore aggiunto della sua produzione”. Secondo il National Bureau of Statistic of China, dai 269 milioni di lavoratori migranti all’interno del Paese, solo il 32,7% ha ricevuto formazione sul luogo di lavoro. Inoltre, secondo uno studio di Deloitte Touche Tohmatsu Ltd. “agli occhi dei CEO e dei dirigenti anziani internazionali, la Cina è al primo posto in termini di competitività produttiva, ma carente in termini di produttività, con un punteggio di 14,2, contro il 68,2 degli USA e il 43,3 della Germania”.

L’edilizia

Tuttavia, aldilà di questi dati, oggi la Cina è e resta la “fabbrica del mondo”. E i dati macroeconomici (vd Tabella 1) sono comunque impressionanti, soprattutto per noi europei abituati a misurare la crescita in termini di decimali di percentuale, o poco più. Nel 2013, il PIL è stato di circa €6.836 miliardi, di cui il 27% (circa €1.838 miliardi) derivanti dell’industria delle costruzioni (vd Tabella 2).

Cina Tabella 1 Aspetti macro.001

Cina Tabella 2.001 E’ cosa nota che la Cina ha la più grande popolazione del mondo: 1,354 miliardi di persone (dato 2012, China Statistical Yearbook 2013). Di questi, il 52,57% vivono in aree urbane (80% in Europa): il sorpasso della città sulla campagna è avvenuto nel 2011 (51,27%), mentre nel “vicino” 2002, il dato era 36%. Ma questa è la fotografia. Più impressionanti sono le proiezioni. Entro il 2020, la Cina sta preparando la più grande migrazione della storia dell’umanità: 60% di popolazione urbana (una prima bozza prevedeva il 70% entro il 2025). Il piano per il nuovo modello di urbanizzazione (pubblicato il 16 marzo scorso) prevede due cose fondamentali: portare nei centri urbani circa 100 milioni di nuovi abitanti e concedere un “hokou” di città a circa 100 milioni di migranti. Lo “hokou” è il certificato di residenza senza il quale non si è considerati cittadini (niente scuola, sanità, possibilità di acquistare un appartamento ecc.): ne sono sprovvisti molti dei 269 milioni di lavoratori migranti di cui abbiamo già detto. Se ci concedete il paragone, significa che nell’arco dei prossimi sei anni, verrà costruito un nuovo “paese” grande circa quanto il Brasile: 200 milioni di persone per cui costruire case, strade, ferrovie, trasporti, scuole e ospedali. Le autorità stimano che l’operazione avrà un costo di circa 15.000 euro a persona: a spanne un investimento da 3.000 miliardi, di cui circa un sesto a carico dello stato e il resto del mercato.

CONCLUSIONI

Piedi d’argilla o meno. Bolla edilizia o meno. Frenata o meno. Crisi di liquidità o meno. Fabbrica del mondo o meno. La Cina ha chiuso il 2013 con una crescita del 7,6%.

La Cina è una straordinaria forza motrice per l’intera economia mondiale. Come dimostrano per esempio i suoi investimenti in Africa. Nel solo settore ferroviario, alcune aziende (China Railroad & Bridge Corp. e China Civil Enginering Construction Corp.) stanno investendo circa € 15,3 miliardi in linee (diverse migliaia di chilometri) di  collegamento in Africa Occidentale (Nigeria e altri 9 stati), Africa Orientale (Kenya, Etiopia, ecc)

Volenti o nolenti, la Cina è un partner necessario, come ha dimostrato la recente visita del premier Xi Jinping in Francia, dove ha firmato accordi commerciali nel settore aeronautico e automobilistico per €18 miliardi.

Anche il nostro premier Matteo Renzi è stato recentemente a Shanghai e Pechino a promuovere il Made In Italy.

In soldoni, il nuovo piano di urbanizzazione della Cina rappresenta un’occasione ghiotta anche per molte aziende europee e italiane.

Alcune l’hanno già fatto, muovendosi per tempo, altre lo stanno facendo. Le più organizzate, le più lungimiranti, le più coraggiose: quelle disposte a investire nell’onda lunga che arriva dall’Asia.

[ct_divider]

1: Sette – Corriere della Sera (4-04.04.2014), pag. 16.

2: “The end of cheap China – Economic and cultural trends that will disrupt the world”, Shaun Rein.

Iscriviti a eKuota

eKuota aiuta le aziende a gestire i rischi finanziari: incassi e pagamenti in valute estere, acquisti di materie prime, tassi di interesse.
Iscriviti subito a eKuota
About the Author
Fabio Liberali

Fabio Liberali

Partner fondatore e socio di eKuota. Membro del Consiglio di Amministrazione e Chief Communications Officer di LU-VE Group. Responsabile Editoriale di "Elevatori - The European Elevator Magazine". Contribuisce a diverse riviste internazionali: "Elenet Press Agency" (USA) Elevator World" (USA), "Elevator World India", "Lift Report" (Germania), "Ascensores Y Montacargas" (Spagna), "Elevation" (UK), Subir y Bajar (ARG), Asansör Dünyasi (TUR). Responsabile della Comunicazione e dei Rapporti con la Stampa per il CUS di Pavia. Team Leader del Progetto Italia "Magnifica /Interlift 2013". E' consulente per associazioni di imprenditori, organizzatori di fiere e servizi di comunicazione di aziende.

Related Posts