Imprese: cosa chiedono alle banche per crescere all’estero

Laura Oliva Interviste Leave a Comment

La survey, ideata e realizzata da eKuota (il testo completo del sondaggio si trova qui) è un’analisi del mondo economico e imprenditoriale italiano che non si arrende e che decide di investire laddove vede opportunità di sviluppo. E oggi queste opportunità sono soprattutto all’estero. Gli imprenditori  che cosa chiedono alle banche?

In generale 

il giudizio degli imprenditori sui servizi finanziari è critico. L’atteggiamento delle banche viene visto come “provinciale” e di “scarso supporto”, rispetto alla propensione a operare sui mercati internazionali e alla possibilità di produrre in altri paesi. Questi sono i risultati del sondaggio che eKuota ha promosso tra le imprese industriali italiane attive all’estero 

Qualità Servizi Finanziari

Alla domanda relativa alla qualità dei servizi finanziari, le risposte sono relativamente positive rispetto all’attività delle banche verso le aziende, per ciò che riguarda la “presenza sul territorio” e alla “gestione delle valute”. In entrambi i casi (su di una scala discendente: ottima, buona, sufficiente, insufficiente, scarsa), prevalgono coloro che hanno risposto “sufficiente”.

Spicca tuttavia l’assenza di “ottimo”.

Il giudizio è invece complessivamente negativo per ciò che attiene a “consulenza amministrativa, legale & fiscale” e “ampiezza dei servizi”. Il campione esprime poi una solenne bocciatura riguardo alla voce “credito”, dove la valutazione predominante è “scarsa”.

Posto questo, le domande successive sono state:

• quali sono le esigenze di queste aziende?

• le banche aiutano le imprese italiane all’estero?

Valute e materie prime

Dal campione emerge che le esigenze delle piccole e medie imprese sono tutto sommato ricorrenti e “classiche”. Infatti, coerentemente con la loro vocazione manifatturiera, le aziende italiane oggetto dell’esame, trattano tutti i più importanti metalli industriali:

• acciaio (77,8% dei casi);

• alluminio (44,4%);

• rame (37%).

Queste le prime tre voci, ma sono presenti – con percentuali inferiori – anche argento, nickel e zinco.

Materie Prime

Ebbene, il dollaro USA, la valuta incontrastata per i pagamenti internazionali di queste materie prime, resta di gran lunga anche la divisa più importante (88,5% dei casi in esame) per le aziende italiane che operano con l’estero. La lista prosegue poi con: sterlina britannica (23,1%); franco svizzero, renminbi cinese e real brasiliano (tutti al 15,4%) e dollaro australiano (11,5%). A seguire rublo russo, yen giapponese, lira turca e dollaro canadese.

Valute estere

Denaro fresco e investimenti

Come abbiamo visto dunque, le piccole e medie imprese manifatturiere italiane danno un giudizio perentorio sul supporto fornito dalle banche. È positivo solo per quanto riguarda la presenza fisica sul territorio e i servizi più standard, come quelli relativi alla gestione delle valute. Tutto il resto è negativo, in particolare la capacità/volontà di supportare il credito. In estrema sintesi, la presenza non basta, c’è molto da fare, e occorre capitale fresco. Soprattutto in chiave export e di supporto all’internazionalizzazione.

Dalle risposte del campione, balzano all’occhio due ulteriori elementi. In primis, emerge la scarsa capacità del sistema creditizio nazionale di supportare le aziende italiane, sul fronte del reperimento di finanziamenti.

In secondo luogo, le aziende dimostrano invece un vivo interesse nei confronti di altre e più durature forme di finanziamento, come il private equity (investitori in capitale di rischio) e i minibond (uno strumento innovativo simile alle obbligazioni).

Il campione esaminato dichiara, grande interesse per soluzioni di “private equity” (60,9%), seguite da “minibond/cambiali finanziarie” (26,1%), “emissione di obbligazioni” (17,4%), “quotazione in borsa” 13%, “fondi investimento immobiliari” (8,7%).

Un risultato che indica due punti essenziali. Il primo: le aziende italiane hanno “fame di denaro fresco”. Il secondo: le aziende hanno l’esigenza di finanziamenti e medio e lungo termine. Entrambe queste necessità sono destinate alla crescita del business.

Mercato dei Capitali

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About the Author

Laura Oliva

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Partner e fondatrice di Ekuota. Laureata in economia aziendale presso l’Università L. Bocconi di Milano, ha una esperienza più che decennale sui mercati dei capitali. E’ stata Responsabile Debt Capital Markets nel gruppo Allianz, ha lavorato per banche d’affari italiane ed estere. Ha ricoperto di volta in volta, il ruolo di Global Product Specialist, di Responsabile della Strutturazione e del Collocamento di prodotti di Finanza Strutturata, di Responsabile della Sindacazione e di Analista di credito. Ha organizzato e realizzato finanziamenti ed emissioni obbligazionarie per i principali emittenti italiani, tra i quali: Exor, Pirelli, IFIL, Telecom Italia, ENI. E’ esperta di emissioni obbligazionarie e cartolarizzazioni e si occupa di analisi finanziaria e di mercati finanziari. Scrive di temi economici per quotidiani e riviste internazionali. E’ co-autrice del blog di Adviseonly (Consulenza finanziaria indipendente). Tre volte mamma, riminese purosangue felicemente trapiantata a Milano.

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