Franco Svizzero: quadro clinico di un paziente “modello”

Marta Fracas Valute

2011. La Banca Centrale Svizzera (SNB), in pieno periodo di tempesta per la crisi economica dilagante, prende una decisione definita dalla BCE “unilaterale”: E’ fissato il limite di cambio minimo 1€=1,20 CHF.

Le ragioni di questa mossa erano giustificate dal fatto che la scacchiera europea sembrava in preda a una sindrome da scacco matto imminente. La moneta elvetica rappresentava l’unico approdo sicuro, così la domanda di franchi cresceva e con essa il suo valore. Il rischio imminente agli occhi degli economisti elvetici prospettava un danno irrimediabile per le esportazioni, gravate da un tasso di cambio insostenibile all’estero. La soluzione del valore soglia fu accolta quindi con estremo favore generale.
Gennaio 2015, l’inversione di tendenza. La SNB sgancia a sorpresa il Franco dal cambio minimo. E’ euforia sui mercati internazionali: il Ftse 100 di Londra segna +1,73%, il Dax di Francoforte guadagna il 2,2%, l’Ftse Mib di Milano cresce del 2,36%, il Cac 40 di Parigi avanza del 2,37% a 4.323,20 punti, l’Ibex di Madrid sale dell’1,28% a 9.971,7 punti. Zurigo affonda irrimediabilmente dopo aver perso quasi il 12%.

Euro CHF eKuota
Alla base di tale scelta vi erano la discesa dell’euro rispetto al dollaro e l’imminente decisione della Bce di procedere ad un Quantitative Easing ma soprattutto i rischi legati all’enorme quantità di euro acquistati dalla SNB per equilibrare la domanda di franchi.
Tuttavia nessuna motivazione è apparsa abbastanza valida per consolare lo sconforto dilagante sia tra piccole e medie imprese che a livello di grandi multinazionali elvetiche: un mese dopo (febbraio) 9 settori su 10 segnavano una decrescita sulle vendite e un calo del 3,9% sulle esportazioni.
Secondo fattore non trascurabile: la misura presa meno di un mese prima (dicembre 2014) sui tassi di interesse negativi, fissati a -0,75%, con l’intento di scoraggiare gli investitori nella scelta del Franco come valore rifugio.

Tassi interesse CHF eKuota

Chi ne ha beneficiato finora?

I proprietari immobiliari senza dubbio. I prestiti concessi dalle banche per gli acquisti delle case risultano estremamente convenienti e ciò ha dato adito ad un surriscaldamento del mercato immobiliare e ai rischi connessi ad una spirale inflazionistica. Ma la manovra sui tassi non rappresenta nulla di anomalo rispetto al resto dell’Eurozona dove il ricorso ai rendimenti negativi è ormai largamente diffuso. La novità piuttosto risiede nel fatto che questi siano applicati a titoli di Stato a lunga scadenza. Il risultato è stato più che sorprendente: una domanda imponente di bond svizzeri a tasso negativo.

Come mai gli investitori hanno continuato a comprare titoli elvetici? La risposta risiede proprio nella rivalutazione del franco innescata dall’eliminazione della soglia minima del cambio. Infatti la rivalutazione della moneta ha determinato un consistente calo dei prezzi, pari a quasi lo 0,9% su base annua che agisce sui tassi di interesse reali rendendoli leggermente positivi e di conseguenza ancora vantaggiosi.
Il paziente Svizzera gode quindi ancora di ottima salute? Standard and Poor’s, un paio di settimane fa, non ha esitato a confermare la tripla A per l’affidabilità creditizia, usando tre aggettivi piuttosto sintomatici per caratterizzare l’economia elvetica “prospera, competitiva e diversificata”.
Tuttavia non la pensano allo stesso modo piccole e medie imprese, in particolare metalmeccaniche ed elettriche (MEM).

Il settore, a causa del franco forte, ha risentito di un calo pari a oltre l’8% del fatturato nel primo trimestre 2015 e secondo un sondaggio datato marzo 2015, il 16% delle aziende MEM sta pianificando di trasferire all’estero almeno una parte della propria catena del valore.
Non se la passa meglio il settore turistico che ha accusato un sensibile contraccolpo nel numero di pernottamenti richiesti nei primi sei mesi di quest’anno.
Nessuna favola viene raccontata agli svizzeri. L’indebolimento del portentoso sviluppo economico elvetico c’è stato. Thomas Jordan, Presidente della Banca Nazionale Svizzera, ha delineato un quadro realistico della situazione giovedì scorso in conferenza stampa: il franco resta sopravvalutato e la situazione di instabilità della Grecia non fa che indurre gli investitori a ricercare rifugio in Svizzera.
La consapevolezza dei sacrifici affrontati finora e di quelli a venire nei prossimi mesi rappresentano un fardello da sopportare in vista di un ritorno alla crescita forte prevista nuovamente per il 2017.

Per ora secondo Jordan “Turning a blind eye is not an option”.

 

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About the Author
Marta Fracas

Marta Fracas

Marta Fracas è studentessa del Corso di Laurea in Economia Aziendale e Management all'Università Bocconi. Coltiva da sempre la passione per il giornalismo che ha portato avanti con la partecipazione attiva ai Giornali scolastici del Liceo e dell'Università. Nutre particolare ammirazione e interesse per la cultura e la lingua tedesca ed è incline a vivere esperienze internazionali. Per la sua voglia di sperimentare è alla continua ricerca di nuovi stimoli professionali e personali.

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