India: paese in crescita

Fabio Liberali Paesi Leave a Comment

A metà del febbraio scorso, il primo ministro indiano Narendra Modi ha tenuto un discorso in occasione del lancio della settimana del “Make In India”: “Questo è il più importante marchio mai creato nel nostro Paese. Se guardo a un anno fa, quando abbiamo lanciato l’iniziativa Make in India, penso alle aspirazioni dei nostri giovani: il 65% della nostra popolazione ha meno di 35 anni. L’energia dei giovani è la nostra maggiore forza!”.
A metà aprile, ho partecipato a un seminario a Milano(1). Ashish Gulati (partner di Translink India BMR) ha tenuto una presentazione dal titolo “Far crescere il vostro business in India”. Ha aperto dicendo che dal 2015 l’India ha l’economia col più alto tasso di crescita al mondo, dopo aver superato la Cina, e che, entro il 2018, si stima che il suo contributo alla crescita globale sarà superiore a quello della somma dei paesi del G7. Le previsioni (2016) dell’IMF – Fondo Monetario Internazionale parlano del +7,5%, mentre la Banca Mondiale stima +7,8% (per la Cina le aspettative sono rispettivamente +6,3% e +7,0%). Gulati ha anche sottolineato tre importanti dati sull’India:

  1. paese giovane: età media 29 anni, nel 2020;
  2. circa 28% della forza lavoro mondiale, nel 2020;
  3. 68% della popolazione in età da lavoro, nel 2030 (superando la Cina).

Figura 1 – PIL INDIA 2003-2015 (tasso di crescita a prezzi costanti). Fonte: MCG – Madras Consultancy Group

India GDP growth

1. LA CRESCITA INDIANA
Perché queste aspettative? Gulati ha così sintetizzato: “Dal nastro rosso al… tappeto rosso”. Ha spiegato infatti che l’India ha adottato quattro strategie per stimolare la crescita: nuovi processi (per facilitare il business); nuove infrastrutture (sviluppo di corridoi industriali e di città intelligenti), nuovi settori (individuazione di settori chiave da aprire agli investimenti stranieri) e un nuovo approccio (il Governo come “facilitatore” piuttosto che “regolatore”).
Ma vediamo in termini pratici come questa strategia viene applicata nel concreto.

  • Primo: nel 2014, l’India ha lanciato un piano di riforme tese a facilitare la vita economica. L’idea è di realizzare un ambiente che stimoli l’imprenditorialità, in particolare nelle aree di Delhi e Mumbai(2).
  • Secondo: il programma “Make in India”. L’intento è di incoraggiare aziende internazionali e nazionali a produrre nel paese. L’obiettivo dichiarato è di creare posti di lavoro e manodopera qualificata in 25 diversi settori: dall’automotive ai macchinari elettrici, alle ferrovie, all’industria turistica ecc. ecc.(3) Il piano prevede anche di alzare gli standard qualitativi e di minimizzare l’impatto ambientale. La speranza è di attrarre investimenti in termini di capitali e di tecnologia.
  • Terzo: il “Quadrilatero d’oro” e il “Corridoio Industriale Delhi Mumbai”. Il primo è una rete di autostrade che collega i maggiori centri industriali, agricoli e culturali del paese. Lanciato nel 2001, è stato completato nel 2012(4). Il “Delhi Mumbai Industrial Corridor” è invece una delle maggiori infrastrutture al mondo, con un investimento stimato di US$90 miliardi. Vuole essere un corridoio industriale high-tech che, attraverso sette stati, corre per 1.500 km lungo il “Western Dedicated Freight Corridor” che ne è la colonna portante. Comprende 24 aree industriali, due aeroporti, cinque centrali elettriche, due linee ferroviarie veloci, due centri logistici e otto “smart cities”.
  • Quarto: la “Smart Cities Mission” (città intelligenti). Nel 2015, il Ministero per lo Sviluppo Urbano ha lanciato il progetto per la realizzazione di 100 città a misura d’uomo e sostenibili, in tutto il Paese. Il programma (€7 miliardi entro il 2020) si basa su ristrutturazioni, modernizzazioni e nuove costruzioni (5).
    Non ultimo, c’è il piano “Digital India”: una campagna nazionale per creare infrastrutture e servizi digitali e per stimolare l’alfabetizzazione digitale.

2. DEMOGRAFIA & URBANIZZAZIONE
Il progetto “Smart Cities Mission” stima che 25-30 persone al minuto migrino dalle campagne verso le principali città indiane, in cerca di una vita migliore. Ciò significa che entro il 2050, circa 843 milioni di abitanti affolleranno le aree urbane. Per ricevere questa enorme massa, l’India ha necessità di trovare sistemi intelligenti per gestire una simile complessità, riducendo i costi, incrementando l’efficienza e migliorando la qualità della vita in generale.
La “Smart Cities Mission” si basa sul concetto che le città sono i motori per lo sviluppo economico della nazione: “Quasi il 31% dell’attuale popolazione del Paese vive in aree urbane e contribuisce al PIL per il 63% (Census 2011). Con l’accelerazione dei processi di urbanizzazione, si ritiene che tale percentuale passerà al 40% del totale e che l’apporto al PIL salirà al 71%, entro il 2030. Ciò richiederà lo sviluppo complessivo di strutture fisiche, istituzionali, sociali ed economiche. Serviranno a migliorare la qualità della vita della popolazione e attrarre investimenti nelle città, ma daranno anche vita a un circolo virtuoso di crescita e sviluppo. Le ‘Smart Cities’ sono un passo in questa direzione”.
L’India occupa il 2,4% della superficie terrestre, ma ha il 17,5% della popolazione mondiale. Nel periodo 2001-2011, gli abitanti sono cresciuti del 17,6% (in termini assoluti: 182 milioni). Un dato inferiore al decennio precedente 1991-2001, quando il tasso era stato del 21,5%. Secondo l’India Census 2011, oltre il 31% della popolazione è urbanizzata, mentre nel 2001, il dato era 28%, ma le previsioni parlano di una forte immigrazione dalla zone rurali nell’arco del prossimi dieci anni.
Al Mumbai IEE Expo 2016, Shanker Gopalkrishnan (MCG Madras Consultancy Group, Chennai) ha fornito alcuni dati molto interessanti sull’economia del paese e in particolare sull’industria delle costruzioni. Tra questi, tre ci paiono i più importanti:

  • il comparto edile è uno dei grandi generatori di occupazione, secondo all’agricoltura: dà lavoro a circa 30 milioni di persone (2015);
  • le costruzioni contribuiscono con circa INR 8.180 miliardi (circa €1.110 miliardi) al PIL indiano: nel 2013-14; valevano il 7,2% del PIL totale;
  • la crescita economica e l’urbanizzazione hanno fatto crescere al domanda di edifici residenziali e commerciali nelle città.

Nella sua presentazione, Shanker Gopalkrishnan ha indicato i motori che spingono l’industria delle costruzioni (edifici 52% e infrastrutture 48%). Il primo è la già menzionata “Smart Cities Mission”. Il Governo indiano ha recentemente reso note le 20 città (tra le 100 selezionate) che fanno parte della prima parte del programma. Il piano è ancora in fase iniziale, ma le potenzialità sono molto elevate. A regime saranno coinvolte: le città satellite delle metropoli; la maggior parte di quelle con una popolazione di 1-4 milioni di abitanti; tutte le capitali degli stati e dei territori federali; le città di interesse turistico, religioso ed economico; 25 ulteriori centri urbani con popolazione 0,2-1 milione di abitanti.
Ulteriore motore è rappresentato dalla infrastrutture. Tra queste, il piano di sviluppo delle linee ferroviarie e metropolitane: alcune reti sono già in servizio (Bangalore, Chennai, Delhi, Gurgaon, Jaipur, Kolkata, Mumbai), altre 21 sono state approvate e ulteriori 30 sono state proposte. A ciò vanno aggiunti gli ampliamenti di 14 aeroporti e la costruzione di 17 nuovi.

3. CONCLUSIONI

3.1 Lavorare in India
Tornando al discorso del primo ministro indiano Narendra Modi fatto a Mumbai: “Abbiamo lanciato la campagna Make in India, per creare occupazione e auto-occupazione per i nostri giovani. Lavoriamo aggressivamente per fare del Paese uno dei grandi produttori del mondo. Vogliamo che la percentuale del PIL generato dall’industria salga al 25% nel prossimo futuro. Siamo impegnati a fare dell’India un luogo in cui è facile fare affari. Vogliamo presentare al mondo le enormi opportunità che il nostro paese offre, in termini di manifattura, design, ricerca e sviluppo”.
Un’affermazione molto muscolare!
In termini pratici, torniamo invece ad Ashish Gulati e alla sua presentazione di Milano. In tutti i settori industriali, ci sono diverse strade per accedere a un nuovo mercato: “Le strategie possibili per gli operatori europei sono tre.

  • La prima è quella di fondare una società locale, interamente proprietaria.
  • La seconda è di realizzare una nuova joint venture con un partner indiano.
  • La terza è invece è di acquistare le quote di un’azienda locale già esistente”.

Poi ha illustrato i pro e i contro delle tre diverse opzioni.
Società interamente controllata. A favore di questa scelta giocano: il pieno controllo del business, la proprietà industriale/tecnologica non deve esser condivisa con un partner, si evitano i problemi di integrazione derivanti dai processi di fusione/acquisizione. Contro: questa soluzione ha tempi di gestazione lunghi (realizzare uno stabilimento potrebbe non essere facile) e occorre creare dal nulla anche una rete di distribuzione/approvvigionamento.
Nuova joint venture. Pro: potrebbe essere la scelta migliore nel caso si voglia introdurre una linea nuova di prodotti o di prodotti per una particolare nicchia di consumatori, il partner locale fornisce le conoscenze sul mercato e sui canali di distribuzione/approvvigionamento. Contro: anche in questo caso, il periodo di gestazione potrebbe essere lungo (ottenimento nuove licenze, permessi etc).
Acquisizione delle quote di un’azienda locale. A favore ci sono quattro punti: infrastrutture di produzione/distribuzione già esistenti; consolidato rapporto con i clienti locali; esperienza sul mercato locale; acquisizione immediata di quote di mercato. Tre i punti a sfavore: è necessaria un’integrazione culturale; occorre un investimento di capitali per espandere e/o migliorare gli asset; esiste la possibilità di perdite “nascoste”.
Fate la vostra scelta. Ma tenete a mente che il mercato è qui.

3.2 Considerazioni finali
Fino ad ora, abbiamo descritto l’India come un paradiso. Non è così. O meglio, non è solo un paradiso.
Per certo, l’India è l’economia che sta crescendo più velocemente al mondo. Nel 2016, il suo PIL si pensa che crescerà del 7,5%, davanti al Vietnam +6,6% e alla Cina +6,5%. Ma se invece guardiamo altrove, vediamo che è un paese di povertà sostanziale. Nel 2012, il Governo ha dichiarato che il 21,9% della popolazione è al di sotto della soglia di povertà. Nel 1993, questo dato era peggiore e la percentuale era 45,3. Secondo lo United Nation’s Millennium Development Goal (MDG) queste persone oggi vivono con meno di $1.25 al giorno (in base al Purchasing Power Parity PPP). In altri termini, ciò significa che 270 milioni di indiani sono sotto la soglia di povertà. Ciò significa anche che circa un quinto della popolazione vive con 20 rupie al giorno (circa €0,25), con lavori “informali”, senza sicurezze senza assistenza sociale, in “condizioni di estrema povertà”.
Secondo l’Indian Census 2011, sebbene la quota di lavoro minorile (5-14 anni) stia calando dal 2001, i bambini rappresentano ancora dal 2 al 4% della forza lavoro.
L’economia cresce ma la vera sfida è la povertà.
Per citare un altro esempio, abbiamo visto i grandi investimenti pubblici in infrastrutture. Ebbene solo il 78,7% della popolazione ha accesso alla rete elettrica (nell’UE il dato è 100%). Oggi circa metà delle strutture sanitarie indiane non ha elettricità. Il numero di bambini morti prima del raggiungimento del primo anno di età è di 38 per ogni mille nati vivi. Più vicino all’Etiopia -41° che all’Italia o alla Germania -3°(6). L’economia cresce ma la vera sfida è lo sviluppo del paese.
Conclusioni? Sì l’India ha una moltitudine di problemi, ma

“l’India ha un modello di sviluppo solido (…) In altre parole, c’è potenziale di crescita. C’è una popolazione che cresce. C’è un mercato di scala. C’è la determinazione a fare le riforme. C’è innovazione tecnologica e c’è creatività al lavoro, in una economia sulla strada dello sviluppo”.

Le parole non sono le mie, ma di Christine Lagarde’s, direttore dell’IMF International Monetary Fund(7).


(1): “M&A: Una strategia vincente per la crescita internazionale Opportunità di sviluppo per le aziende italiane”, Milano, 21 aprile 2016.
(2): www.doingbusiness.org
(3): Per saperne di più: www.makeinindia.com
(4): Il “Golden Quadrilateral” è il più grande piano autostrade indiano e il quinto al mondo per lunghezza. Il quadrilatero è formato dalle connessioni di principali centri di Chennai, Kolkata, Delhi e Mumbai (da qui il nome), oltre a una serie di altre grandi città come: Ahmedabad, Bengaluru, Bhubaneswar, Jaipur, Kanpur, Pune, Surat, Nellore, Guntur, Vijayawada e Visakhapatnam.
(5): Per saperne di più: smartcities.gov.in
(6): Fonte: worldbank.org
(7): “Advancing Asia” Conference, New Delhi (13 marzo 2016), pubblicato da Dnaindia (14 marzo 2016).

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About the Author
Fabio Liberali

Fabio Liberali

Partner fondatore e socio di eKuota. Membro del Consiglio di Amministrazione e Chief Communications Officer di LU-VE Group. Responsabile Editoriale di "Elevatori - The European Elevator Magazine". Contribuisce a diverse riviste internazionali: "Elenet Press Agency" (USA) Elevator World" (USA), "Elevator World India", "Lift Report" (Germania), "Ascensores Y Montacargas" (Spagna), "Elevation" (UK), Subir y Bajar (ARG), Asansör Dünyasi (TUR). Responsabile della Comunicazione e dei Rapporti con la Stampa per il CUS di Pavia. Team Leader del Progetto Italia "Magnifica /Interlift 2013". E' consulente per associazioni di imprenditori, organizzatori di fiere e servizi di comunicazione di aziende.

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