Export italiano: per SACE il bicchiere è mezzo pieno

Luca Mecca Paesi Leave a Comment

In occasione della presentazione del Rapporto Export 2018 di SACE, tenutosi a Palazzo Mezzanotte nel pomeriggio del 12 Giugno, ciò che emerge dalle parole dei numerosi professionisti intervenuti è un generale ottimismo per quanto riguarda l’export italiano dell’anno corrente.

A Roberta Marracino, Direttore Studi e Comunicazione di SACE, è stato affidato il compito di illustrare il lavoro svolto da SACE nel 2017 e le prospettive per l’export nel 2018. Il suo intervento si è aperto con la distinzione tra i “segnali” provenienti dal mercato e i “rumori”, che rappresentano momentanei periodi di volatilità, destinati a non avere conseguenze di lunga durata. Ciò che rende difficile cogliere questa differenza è la grande quantità di notizie negative che si rincorrono sui mercati, accrescendo sproporzionatamente e artificialmente l’importanza di alcuni eventi che, infine, si rivelano semplici “rumori”. Per risolvere questo problema ci viene incontro il VIX index, che viene considerato una proxy della volatilità del mercato. L’indice, secondo il dato ufficiale del giorno 11 Giugno, si attestava intorno a quota 12, ben al di sotto della soglia critica (intorno a 40) e del livello del 2008 (circa 90). Questi dati confermano che la volatilità del mercato, nonostante questo sia un periodo di grandi sconvolgimenti nei rapporti tra Stati, è contenuta rispetto ad altri momenti storici. Anche l’indice di rischio geopolitico si muove su livelli inferiori rispetto ad altri momenti storici, a dispetto delle tensioni mondiali culminate lo scorso week-end in uno dei G7 più controversi della storia recente. Il vero segnale critico rimane, tuttavia, l’ammontare del debito globale che, ad oggi, è pari al 318% del PIL mondiale e si posiziona su livelli ben più alti di quelli, comunque critici, del 2007 (circa 278%). In particolare il debito è in forte aumento nei Paesi emergenti, mentre nelle economie sviluppate cresce in misura minore.

L’intervento di Roberta Marracino si è poi spostato sui fattori che inducono SACE a dare un giudizio generalmente ottimistico sull’export italiano, parlando del classico “bicchiere mezzo pieno”. Innanzitutto da molti dati sembra evidente che l’economia globale si trovi ancora in una fase espansiva ed il commercio internazionale, in particolare, dà un contributo importante. A rafforzare questa crescita si aggiungono gli accordi commerciali che l’Europa ha stretto con il Canada, o che sta stringendo con Giappone, Messico e altri importanti interlocutori, che permetterebbero di raggiungere 2,5 miliardi di potenziali consumatori. La qualità del Made in Italy, già eccellente, sembra migliorare ulteriormente, consolidando l’ottimismo espresso da SACE. In ultima analisi, l’export italiano oggi come mai appare flessibile e diversificato, qualità che lo rendono pronto a rispondere efficacemente e velocemente nel caso di un’escalation delle tensioni commerciali di queste settimane (su cui si ritornerà più avanti).

Vi sono un certo numero di fattori, che tuttavia, impongono una certa cautela. Il cambio euro/dollaro è stato particolarmente volatile nel 2018. Secondo la stima di SACE, un aumento del valore dell’euro del 10% nei confronti del biglietto verde porterebbe a una riduzione del’1,6% dell’export. La soglia critica, oltre la quale l’export europeo non sarebbe più competitivo è di 1,3 Euro/USD.

Export italiano verso gli USA ed evoluzioni del cambio Euro/USD. Fonte: SACE

Roberta Marracino ha continuato sottolineando una serie di fattori che hanno avuto impatto negativo sull’export nazionale. La competitività di prezzo del nostro Paese è assolutamente insufficiente, a causa di un elevato costo unitario del lavoro del settore manifatturiero, in particolare nei confronti delle economie trainanti dell’Unione, come la Germania. L’Italia, inoltre, mostra ancora un divario logistico molto ampio nei confronti degli altri Paesi, che porta a sostenere 13 miliardi di maggiori costi. Gli investimenti infrastrutturali nel nostro Paese sono ancora insufficienti, se paragonati a quelli di altre economie avanzate. Occorre investire di più, in particolare in infrastrutture marittime e portuali, dal momento che occorre ricordare che il 90% delle merci vendute al mondo transita per mare.

Concentrazione export Italia e peer vs. capacità di coprire la domanda mondiale. Fonte: SACE

È stata, infine, aperta una lunga parentesi sul protezionismo e sulle conseguenze che potrebbe avere non solo sul commercio, ma sulla crescita economica in generale. La probabilità che i dazi imposti da Trump sfocino in una vera e propria guerra commerciale sono, secondo SACE, tutt’ora basse (tra il 5% e il 10%), nonostante l’esito negativo del G7 in Canada. Gran parte delle azioni e reazioni sarebbero semplicemente parte di un acceso processo di negoziazione, dove il grande mercato di consumo americano è l’oggetto di scambio per rinegoziare le condizioni commerciali. Nel caso di uno scenario estremamente negativo, la guerra commerciale danneggerebbe tutti i Paesi coinvolti, a cominciare da chi per primo ha inasprito le barriere commerciali, gli Stati Uniti, che vedrebbero dimezzarsi la propria crescita del PIL.

L’export è probabilmente il principale responsabile della risalita del PIL italiano dopo la crisi finanziaria. SACE stima che, senza export, il PIL italiano sarebbe inferiore del 7% rispetto a quello del 2010. Il 2017 è stato un anno d’oro per l’export, con una crescita del 7,4% che non si registrava da tempo, spinta soprattutto dall’ottima performance dei beni d’investimento. Sembra quasi impossibile ad oggi ripetere i risultati del 2017. Secondo le stime, l’export italiano crescerà nel 2018 del 5,8% e nel 2019 del 5,2%. Il giudizio espresso da SACE è, in conclusione, positivo. Nonostante tutte le difficoltà e le tensioni geopolitiche ricordate in precedenza, la crescita dell’export italiano continuerà negli anni a venire a far registrare ottimi numeri. Il segnale più importante lanciato durante l’incontro organizzato da SACE è proprio questo: in un mondo in cui veniamo continuamente bombardati da segnali negativi, l’export italiano sembra non risentirne e questo ci permette di guardare con grande fiducia per gli anni a venire a questo aspetto così importante per la nostra economia.

Qui il report di SACE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Luca Mecca

Luca Mecca

Tre anni fa ho lasciato il piccolo paese ligure da cui provengo per trasferirmi a Milano, determinato a inseguire il mio sogno di lavorare nel mondo della finanza. Ho avuto l'opportunità di frequentare due delle migliori università nel campo, la Bocconi e Wharton, e adesso sono desideroso di mettere in pratica quello che ho studiato. Da sempre mi interessa il mondo giornalistico e scrivere articoli riguardo a ciò che mi appassiona è per me un piacere, prima che un lavoro.

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