EBITDAC, IL NUOVO INDICATORE CHE MISURA L’EFFETTO COVID

Laura Oliva Aziende, Guida alla gestione dei rischi finanziari Leave a Comment

EBITDAC. No, non avete letto male. 

C’è una “C” in più rispetto al tradizionale EBITDA. 

Sta per “Covid19”. 

In questa prima metà del 2020, il mondo è cambiato. La pandemia e la post-pandemia hanno imposto un nuovo parametro di misurazione che va oltre i tradizionali Earnings Before Interest Taxes Depreciation e Amortization. 

È una nuova metrica per la presentazione dei dati di bilancio. L’EBITDAC è una normalizzazione dell’EBITDA che tiene conto dei costi straordinari sostenuti per far fronte agli effetti economici del Covid19. Sono le spese una tantum, strettamente legate alla gestione dell’emergenza:

– mascherine, guanti e DPI

– attrezzature per il distanziamento 

– apparecchi per la misurazione della temperatura

– costi per lo smart working 

– consulenze sanitarie e legali per la gestione dell’emergenza.

PRIMA APPLICAZIONE E PERPLESSITÀ 

L’acronimo EBITDAC in realtà non è nuovo. Esisteva già, ma la “C” aggiuntiva stava per “Consulting fee expenses”. Si aggiungevano i costi per le consulenze a quelli per interessi, imposte, deprezzamento e ammortamenti. Era presente nei contratti di finanziamento, per consentire l’esclusione delle ingenti spese una tantum, sostenute nelle complesse negoziazioni delle operazioni straordinarie (ingresso di private equity, quotazioni, acquisizioni, ecc).

Oggi l’EBITDAC ha sostituito le “Consulting fee expenses” con il “Covid19” e i costi straordinari correlati.

Le aziende che hanno comunicato i risultati del primo trimestre 2020, hanno sperimentato le conseguenze negative di tali extra costi per far fronte alla gestione della pandemia. 

Schenck Process, azienda tedesca controllata dal fondo di private equity Blackstone, è stata la prima a utilizzare la nuova metrica EBITDAC, per presentare i propri risultati. In tempi di pandemia, gli utili scontano i costi causati dal Covid19. Nella sua trimestrale, Schenck ha utilizzato l’EBITDAC specificando che non è “IFRS compilant”, ma che si tratta di una informazione aggiuntiva, utile per comprendere le nuove condizioni finanziarie. Di fatto l’azienda ha aggiunto €5,4 milioni all’EBITDA, che sono i costi che non si sarebbero verificati in condizioni normali, senza la crisi Covid19. Il risultato è stato il miglioramento del covenant di indebitamento, che altrimenti avrebbe costituito un pessimo segnale per i possessori di bond.

ELFA – European Leveraged Finance Association, l’associazione europea degli investitori, invece considera inappropriata l’applicazione dell’EBITDAC perché tramite il miglioramento dei covenants, si consentirebbe di accedere a un ulteriore indebitamento. Inoltre sostiene che non è prudente utilizzare la nuova metrica per valutare le future prospettive aziendali post Covid19.

COME GIUDICARE QUESTI AGGIUSTAMENTI DEI DATI DI BILANCIO?

Gli analisti finanziari sono divisi.

C’è chi sostiene che sia corretto, perché consente una rappresentazione dei risultati non alterata da una situazione contingente e che non si ripeterà in futuro. L’aggiustamento cioè considera l’azienda per quello che sono i risultati “ricorrenti”, cioè normalizzati e presi come tali, per valutare quelli attesi.

I detrattori ritengono invece che sia una manipolazione al solo fine di presentare risultati migliorativi rispetto alla realtà dei fatti.

C’è del vero in entrambe le posizioni. 

È corretto presentare i risultati, considerando gli eventi straordinari, ma è compito dell’analista tener conto degli aggiustamenti per verificarne le condizioni. In prospettiva post pandemia, la valutazione del futuro valore dell’azienda ha poco a che vedere con i risultati ottenuti durante il lock-down. Se, e in che misura, l’azienda sarà in grado di rafforzarsi passata l’emergenza, dipende da altri fattori, diversi da quelli che hanno caratterizzato le condizioni vissute durante la pandemia. 

Ci sono comparti che non si riprenderanno tanto facilmente, perché il contesto è drasticamente mutato (per esempio ristorazione e trasporti). Per queste aziende, il reddito “normalizzato” passato non si ripeterà nel prossimo futuro. 

Altri comparti invece hanno vissuto al riparo dagli effetti immediati del Coronavirus. Le aziende hanno subito danni minori, ma sono potenzialmente esposte all’ingresso di operatori provenienti da altri settori colpiti. Penso al settore finanziario, al manifatturiero e alle telecomunicazioni.

CONCLUSIONI

Parafrasando, potremmo dire che il mondo ha vissuto due diverse epoche: a.C. (Avanti Covid19) e d.C. (dopo Covid19), 

Tuttavia, al di là delle ere e delle nuove metriche di misurazione degli utili, un elemento resta costante e invariato: la credibilità.

Credibilità dell’azienda quando comunica i proprii risultati con coerenza e trasparenza nel tempo (EBITDAC o meno).

Credibilità dell’analista che deve tener conto del contesto e che deve approfondire le informazioni raccolte (EBITDAC o meno).

Anche nel “New Normal” prossimo venturo, la credibilità è il valore aggiunto.

 

 

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About the Author
Laura Oliva

Laura Oliva

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Partner e fondatrice di Ekuota. Laureata in economia aziendale presso l’Università L. Bocconi di Milano, ha una esperienza più che decennale sui mercati dei capitali. E’ stata Responsabile Debt Capital Markets nel gruppo Allianz, ha lavorato per banche d’affari italiane ed estere. Ha ricoperto di volta in volta, il ruolo di Global Product Specialist, di Responsabile della Strutturazione e del Collocamento di prodotti di Finanza Strutturata, di Responsabile della Sindacazione e di Analista di credito. Ha organizzato e realizzato finanziamenti ed emissioni obbligazionarie per i principali emittenti italiani, tra i quali: Exor, Pirelli, IFIL, Telecom Italia, ENI. E’ esperta di emissioni obbligazionarie e cartolarizzazioni e si occupa di analisi finanziaria e di mercati finanziari. Scrive di temi economici per quotidiani e riviste internazionali. E’ co-autrice del blog di Adviseonly (Consulenza finanziaria indipendente). Tre volte mamma, riminese purosangue felicemente trapiantata a Milano.

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