Brexit: consigli per le aziende europee che fanno affari in UK

Laura Oliva Valute Leave a Comment

Per le aziende che hanno affari con clienti e aziende inglesi, quali potrebbero essere le conseguenze derivanti dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (Brexit)? E’ opportuno prepararsi con un piano di lavoro per affrontare la tempesta che si potrebbe scatenare nei mercati finanziari?

La scorsa settimana, per la prima volta, un sondaggio del Guardian ha assegnato maggiori probabilità alla Brexit. E’ uno scenario che da allora sta guadagnando credibilità, quindi è bene tenere presente quali potrebbero essere le conseguenze economiche sulle aziende e se è possibile anticipare le strategie finanziarie da attuare.

the IMF said that a vote in the June 23 referendum to leave the EU could “precipitate a protracted period of heightened uncertainty, leading to financial market volatility and a hit to output.”

Lo scenario

La principale conseguenza dell’uscita del Regno Unito dall’UE sarebbe sulla sterlina. Secondo autorevoli analisti finanziari il valore della sterlina potrebbe diminuire anche del 20%.

Per le aziende inglesi una sterlina debole significa importazioni di materie prime più costose, quindi margini economici inferiori sui prodotti finiti a parità di prezzo. D’altro lato una sterlina debole favorirebbe le vendite all’estero e renderebbe il turismo in Regno Unito meno costoso. Quindi un vantaggio per le aziende inglesi che esportano e per il settore turistico.  Svantaggiate invece le aziende britanniche che producono in parte all’estero per poi rivendere dal Regno Unito.

Sempre a causa della svalutazione della sterlina i britannici potrebbero dover pagare di più per i prodotti importati dall’estero, le aziende europee che fissano i prezzi di vendita in Euro potrebbero subire una diminuzione della domanda se non adeguassero i listini.

Il Regno Unito dovrebbe negoziare nuovi accordi commerciali con tutti i paesi perché ora è l’Unione Europea che garantisce i trattati per tutti i suoi membri. Sarà una negoziazione lunga che richiederà molto tempo e non è facile prevedere quanto tempo ci vorrà per stabilire nuovi accordi. Un grande ostacolo per il commercio internazionale delle aziende inglesi.

Il centro studi Bertelsmann Stiftung ha calcolato che la Brexit costerebbe ai sudditi della Regina almeno 300 miliardi, con il Pil in calo del 12% nei prossimi 12 anni. Inevitabile sarebbe un downgrade significativo del rating sovrano.

Il sistema finanziario inglese subirebbe un grosso colpo: la maggior parte delle banche mondiali ha già annunciato che traslocherebbe dal paese. Non ci sarebbero più vantaggi di risiedere in UK se le banche non fossero più facilitate negli scambi finanziari con i paesi del continente europeo. Gli attivi bancari inglesi sono oggi pari a 5 volte il PIL inglese. Un ridimensionamento delle attività bancarie sarebbe una conseguenza immediata.

Il mercato azionario e quello immobiliare subirebbero perdite sostanziose derivanti dallo stop improvviso dei flussi di  investimento internazionale.

This could entail sharp drops in equity and house prices, increased borrowing costs for households and businesses, and even a sudden stop of investment inflows into key sectors such as commercial real estate and finance (IMF).

Sterlina Euro volatilità storica

Grafico del cambio Euro/Sterlina e volatilità annuale

 

Conclusioni

Per evitare le conseguenze negative della Brexit sulla gestione della tesoreria aziendale, conviene fare attenzione a:

  1. Sterlina. Riconsiderare le transazioni commerciali con i clienti inglesi. Posticipare la conclusione di importanti accordi commerciali e la fissazione dei prezzi di listino in sterline al dopo-referendum. Se ciò non è possibile, allora inserite clausole che prevedano in caso di Brexit una rinegoziazione degli accordi.
  2. Coperture finanziarie. Per le aziende che importano e hanno ricavi pagati in sterline, considerare la stipula di una copertura semplice come un prezzo a termine (forward). Ad esempio, per gli importi da ricevere a fine 2016, ogni 1.000 Sterline l’incasso a termine è pari a 1.250 Euro, stipulando il  forward Euro/Sterlina con scadenza a fine dicembre 2016 pari a 0,787 . Il prezzo del forward è ricavato utilizzando il Calcolatore Valute di eKuota.
  3. Controparti finanziarie. A seguito della Brexit ci potrebbe essere un downgrade del rating per le banche inglesi. Verificate le vostre attuali controparti con le quali avete in essere coperture a lungo termine come swap sui tassi o contratti a termine come forward e collar. Quindi privilegiate le controparti finanziarie che non hanno rischi di downgrade perché in ogni contratto OTC (over the counter) esiste un potenziale rischio di credito in capo all’istituzione finanziaria con il quale è stato stipulato. Un aumento del rischio di credito è una componente del costo complessivo del prodotto finanziario che dovrebbe esservi riconosciuto nella negoziazione.
  4. Controllate il rischio. Utilizzate la misurazione del rischio finanziario di eKuota. Calcolando il CFAR (cash flow at risk) saprete quotidianamente quanto l’azienda rischia e come questo rischio cambia rispetto a quello che succede sui mercati finanziari. Ridurre le perdite finanziarie è possibile se potete verificare l’efficacia delle strategie e adottare le misure più opportune. La piattaforma di eKuota è vostra disposizione, cominciate subito a gestire i rischi!

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About the Author
Laura Oliva

Laura Oliva

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Partner e fondatrice di Ekuota. Laureata in economia aziendale presso l’Università L. Bocconi di Milano, ha una esperienza più che decennale sui mercati dei capitali. E’ stata Responsabile Debt Capital Markets nel gruppo Allianz, ha lavorato per banche d’affari italiane ed estere. Ha ricoperto di volta in volta, il ruolo di Global Product Specialist, di Responsabile della Strutturazione e del Collocamento di prodotti di Finanza Strutturata, di Responsabile della Sindacazione e di Analista di credito. Ha organizzato e realizzato finanziamenti ed emissioni obbligazionarie per i principali emittenti italiani, tra i quali: Exor, Pirelli, IFIL, Telecom Italia, ENI. E’ esperta di emissioni obbligazionarie e cartolarizzazioni e si occupa di analisi finanziaria e di mercati finanziari. Scrive di temi economici per quotidiani e riviste internazionali. E’ co-autrice del blog di Adviseonly (Consulenza finanziaria indipendente). Tre volte mamma, riminese purosangue felicemente trapiantata a Milano.

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