Basta una piccola pietra a far inciampare l’imperatore – proverbio cinese

Marta Fracas Paesi

Il fiero Dragone ha tremato e quando un colosso traballa è inevitabile che un tremito scuota l’intera superficie terrestre. Tuttavia l’orgogliosa Repubblica Popolare Cinese non ha perso di mano la situazione. “Weiguo jiepan- Assumersi il rischio per il Paese” ogni cittadino è tenuto a compiere un gesto di eroismo in versione moderna: comprare azioni dall’incandescente Borsa cinese. La formula risolutoria adottata dal Governo di Pechino per affrontare l’emergenza venuta alla luce il 12 giugno nei mercati finanziari, ma in fase incubatoria da più di un anno, è risultata piuttosto insolita. Il cittadino che di norma considera la Borsa come un ente astratto fuori dalla sua sfera d’interesse (fino al momento in cui questa non incida sull’economia reale) viene direttamente coinvolto e considerato pedina essenziale per attuare un’efficace mossa di difesa. Il fatto è che le due Borse principali di Cina, Shangai e Shenzhe, hanno ben 90 milioni di piccoli azionisti, che costituiscono circa l’80% del totale degli investitori. Si capisce quindi il ruolo determinante che gioca il singolo per il corretto funzionamento del meccanismo. Ma quali rotelle compongono esattamente questo particolare sistema sconosciuto alla mentalità occidentale?

Breve storia

L’istituzione della Shanghai Sharebrokers Association risale al 1891, oggi ribattezzata semplicemente Borsa di Shaghai. I titoli trattati appartengono a classi diverse: quelli di classe A hanno un prezzo in moneta cinese (yuan renminibi), le scorte di classe B hanno un prezzo in dollari americani (USD) e fino al 2002 gli investitori stranieri avevano accesso solo a questa classe di titoli. In seguito è stato concesso ad alcuni investitori autorizzati di accedere al mercato di titoli A e di comprare e vendere con maggiore libertà lo Yuan. Tuttavia permangono forti controlli sugli account e limiti alla proprietà straniera. Ciò giustifica la limitata presenza occidentale sul mercato cinese e, in fin dei conti, lo scarso impatto delle variazioni dei titoli in Yuan sul resto dei mercati mondiali. Il ruolo di più alto supervisore e garante della regolarità delle transazioni è ricoperto dalla Regulatory Commission China Securities, costituita nel 1992.
I requisiti fondamentali per poter accedere alla Borsa di Shanghai prevedono che la società sia in funzione per più di tre anni e che sia in possesso di un capitale sociale minimo di 30 milioni di yuan renminbi, ovvero circa 4,6 milioni di dollari.

Per il capitolo somiglianze e differenze con le principali Borse occidentali spicca in prima istanza l’orario di svolgimento delle transazioni, dalle 9.30 alle 16 senza interruzioni per New York mentre a Shanghai le contrattazioni si aprono ogni mattina alle 9.30, con una pausa tra le 11.30 e le 13 per riprendere nel pomeriggio fino alle 15.
Dalla fine del 2009 la capitalizzazione di mercato della Borsa di Shaghai toccava quota 18.465 miliardi di yuan renmibi (circa 2.800 miliardi di dollari USD). Per un confronto è utile considerare che la capitalizzazione della Borsa di New York a fine 2010 era pari a 13.390 miliardi di dollari.
Risulta necessario sottolineare che il peso della Borsa sul Pil cinese è limitato ancora al 40% mentre per la maggior parte delle Borse mondiali supera la soglia del 100%. Ma questa è stata anche la fonte di salvezza contro l’ondata di crisi attuale, il cuscinetto che ha permesso di attutire una perdita rispetto a cui i 330 miliardi di dollari di debito delle Grecia non sarebbero che un decimo del problema.
12 Giugno 2015: L’inizio del salto nel vuoto. 3 mila miliardi di dollari in fumo con una perdita appena del 30%.

Cosa è successo?
La bolla ha smesso di gonfiarsi. Gli economisti hanno attribuito lo scoppio ad una crescita dei prezzi irrealistica, nulla a che vedere con l’economia reale. Il risultato è stata la solita improvvisa presa di coscienza dei più grandi investitori che ha innescato una reazione a catena di sfiducia collettiva.

Il responsabile materiale della questione sembra essere ChiNext, l’indice che raccoglie le principali società tecnologiche della Cina (il gemello del Nasdaq). Un’eccessiva euforia nei confronti del futuro delle aziende 4.0 cinesi ha portato a sopravvalutare la situazione, seguito da una altrettanto estrema controreazione di sfiducia collettiva. Non sono bastati il divieto di IPO né tantomeno i nuovi metodi di indebitamento concessi agli investitori a fermare l’emorragia. L’estrema ratio ha portato alla la sospensione di quasi il 70% delle contrattazioni sulla borsa di Shanghai.

La prima boccata d’aria ha riempito i polmoni delle banche cinesi meno di un mese dopo lo scoppio della crisi. Si tratta di un quantitative easing di stampo asiatico messo in atto da una casa di brokeraggio di proprietà statale China Securities Finance, approvvigionata dalla Banca Centrale per fare fronte alle situazioni di emergenza. Le prime 5 banche del paese Industrial and Commercial Bank of China, China construction Bank, Agricultural Bank of China, Bank of China e Bank of Communications hanno provveduto ad immettere liquidità nel sistema per circa 100 miliardi di Reminbi che sono stati utilizzati per operazioni dirette sui mercati in modo da bloccare la caduta degli indici.
Ieri tuttavia la notizia del nuovo vertiginoso calo dell’8,48% dell’indice Composite (a seguito della pubblicazione dei dati sulla produzione cinese per il mese di giugno) ha segnato il primo vero scoppio di panico anche sulle borse europee. La perdita di fiducia degli investitori internazionali non può che scuotere la Cina dal suo fittizio isolamento.
Ma il colosso asiatico trema e non cade.

Come asserisce un saggio proverbio cinese “Non basta un giorno di freddo per gelare un fiume profondo”.

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About the Author

Marta Fracas

Marta Fracas è studentessa del Corso di Laurea in Economia Aziendale e Management all'Università Bocconi. Coltiva da sempre la passione per il giornalismo che ha portato avanti con la partecipazione attiva ai Giornali scolastici del Liceo e dell'Università. Nutre particolare ammirazione e interesse per la cultura e la lingua tedesca ed è incline a vivere esperienze internazionali. Per la sua voglia di sperimentare è alla continua ricerca di nuovi stimoli professionali e personali.

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